QUALE FORMA DI PARTITO

Il Documento “Quale Forma Partito“ è il testo messo a punto dalla segreteria
comunale dopo l’elaborazione avvenuta nell’assemblea comunale del 25/02/2015
svoltasi a Pontelagoscuro che raccoglie i contributi dei gruppi di lavoro.

Quale Forma Partito
Traccia aperta per la riflessione sulla Forma Partito
Questo documento rappresenta in forma sintetica lo stato dell’arte della discussione
sulla forma partito a Ferrara. Si tratta di una traccia aperta al confronto che propone
alcuni spunti su cui si ritiene possa essere articolata la discussione durante il percorso
congressuale da svolgere nei circoli.
La traccia si articola in quattro sezioni che raggruppano le diverse questioni in
altrettanti temi principali. Si inizia con ciò che concerne la natura del partito e la
formazione della classe dirigente fino ad arrivare, poi, agli strumenti di selezione della
stessa.
A seguire si affronta la variabile organizzativa, sottolineando in particolare
l’inadeguatezza del modello “ereditato” di fronte ai profondi cambiamenti della società
e delle forme di politica attiva negli ultimi anni. Parallelamente, il calo di iscritti ha
reso urgente la riflessione sul rapporto tra iscritti ed elettori all’interno del partito e,
perciò, occorre definirne al più presto il ruolo e le prerogative di entrambi. Infine, le
problematiche organizzative richiamano il complesso tema del finanziamento. Infatti, il
modello organizzativo in discussione aveva un forte legame “simbiotico” con un partito
molto più solido di quello attuale sotto il profilo finanziario. I cambiamenti a cui si è
accennato richiedono, pertanto, di verificare o rivedere anche l’attualità di un modello
di gestione economico-finanziaria del partito che oggettivamente non appare più
sostenibile.

Il PD e la sua identità

Dalla discussione congressuale ci aspettiamo un’idea di partito:

1) Progressista, forza di governo responsabile saldamente radicata nel territorio,
che trae forza e legittimazione dalla partecipazione e dall’impegno volontario di
iscritti e simpatizzanti.
2) Che, coerentemente con le indicazioni statutarie, valorizzi il ruolo dei suoi
iscritti quale componente indispensabile della struttura politico-organizzativa.
3) Quale strumento di selezione delle future classi dirigenti, nonché “pungolo e
stimolo” per gli stessi governanti da lui sostenuti tramite l’elaborazione di
proposte e la rivendicazione di soluzioni concrete nell’interesse della cosa
pubblica.
4) Dove un modello organizzativo verticale (circoli – unioni comunali – provinciali –
regionali – nazionale) e luoghi di elaborazione politico-tematica su scala
orizzontale (es.: Forum e Progetto Ferrara 2020) si integrino valorizzando la
pluralità di opinioni e le competenze di iscritti, dirigenti e amministratori.
5) Nel quale l’etica e la serietà siano tratti identitari fondamentali, in coerenza con
quanto sancito dal Codice Etico redatto alle origini del Partito Democratico.
Promotore di un’ampia e incisiva azione riformatrice, il PD non può non ambire a
rappresentare l’intera società, risolvendo al suo interno la composizione di valori e
posizioni anche distanti tra loro allo scopo di garantire maggiore equità e giustizia
sociale. Ciò è possibile anche grazie al sicuro ancoraggio nella famiglia del Socialismo
Europeo (PSE).
Il PD ha l’obiettivo di risollevare l’Italia dalla crisi economica e sociale nella quale è
immersa da troppi anni: il PD è nato per realizzare una storia diversa, non per vivere
giorno per giorno e per questo serve un vero partito organizzato e non un comitato
elettorale.

Temi 1. Partito e formazione della classe dirigente
2. Strumenti di selezione della classe dirigente
3. Organizzazione, partecipazione e ruolo dei circoli
4. Finanziamento e autonomia

1. Partito e formazione
della classe dirigente
Il Partito Democratico deve essere una palestra di idee dove si formano, con
competenza e capacità, i futuri gruppi dirigenti del Paese. Un partito forte e
presente luogo per luogo, dove a una base di militanti ben radicata nel territorio si
affiancano nuovi metodi di mobilitazione, condivisione e decisione politica.
Un Partito Democratico forte nei legami e nei motivi dello stare insieme fra i suoi
membri, nel fare comunità politica, ma interamente proiettato verso la società che
lo circonda e capace di avvicinare, di convincere la parte più attiva della
cittadinanza e un elettorato sempre più mobile ed esigente verso la proposta
politica.
Per tornare ad esercitare un ruolo di cambiamento nel Paese occorre insomma un
partito all’altezza di tale compito e consapevole delle sue potenzialità: capace cioè
di formare, informare e mettere in rete competenze diffuse, coinvolgendo
costantemente gli iscritti, gli amministratori e i dirigenti a tutti i livelli in un
costante esercizio collettivo di autoapprendimento.
I principali luoghi di formazione della classe dirigente del Partito Democratico sono
due: il circolo territoriale e la scuola di politica.
Questi due istituti perseguono scopi e finalità differenti, ma comunque devono
avere un obbiettivo comune: la formazione politica dei militanti che esplicano il
loro impegno a livello locale o a livello dirigenziale.
I circoli devono essere considerati come delle palestre di idee dove si acquisiscono
le regole di base dell’impegno politico, dove si apprendono non solo le
conoscenze, ma si impara soprattutto ad ascoltare e ad elaborare insieme agli altri
un sapere comune.
Il circolo deve organizzare iniziative rivolte non solo ad informare i propri iscritti
ma anche, attraverso la discussione, a sostenere e a promuovere la formazione
della futura classe dirigente.
Il circolo deve partire dalla conoscenza del proprio territorio e dalle idee degli
iscritti che lo frequentano per questo é necessario creare una rete di circoli che
lavorino insieme e mettano in comune conoscenze e competenze.
La scuola di politica deve essere un laboratorio permanente di formazione.
I temi che si propone di approfondire riguardano, accanto a quelli che interessano
l’attualità politica e l’evoluzione delle tematiche sociali, anche la storia del partito
stesso e le regole che lo governano.
Questo tipo di formazione dovrà essere sarà un approfondimento per chi ha
frequentato il circolo e dovrà fornire le basi teoriche a tutti coloro che vorranno
avvicinarsi al partito provenendo dalla società civile.
Appare necessaria l’opportunità della creazione di una scuola di politica itinerante
che, con incontri svolti all’interno dei circoli, sappia affrontare i temi in modo più
semplice cosi da far crescere gli iscritti e qualificare la discussione interna al
circolo.
Dalla sinergia di questi due istituti potrà scaturire una classe dirigente che sarà
tale non solo per qualità personali di tipo etico e morale e di conoscenze derivanti
dal proprio curriculum, ma avrà sviluppato anche quella formazione e quelle
conoscenze che sono proprie del partito in cui milita e con il quale si riconosce.

2. Strumenti di selezione
dei gruppi dirigenti
I recenti avvenimenti della scena politica (primarie di fine 2013, Europee ed
Amministrative del 2014, crisi degli iscritti nel 2014, alto astensionismo nella nostra
regione a fine 2014) hanno riproposto, a vario titolo, il tema del rapporto fra iscritti ed
elettori. In particolare i più autorevoli esponenti del partito nazionale si sono espressi
su questo punto, in taluni casi insistendo sull’importanza di coinvolgere attivamente
l’elettorato, in altri casi puntando con più decisione sul ruolo degli iscritti, in altri casi
ancora ponendo i due aspetti non in antitesi l’un l’altro.

Gli stessi iscritti della nostra realtà ferrarese hanno mostrato una certa insoddisfazione
riguardo ad un insufficiente grado di coinvolgimento nelle scelte importanti del partito.
Allo stesso modo sono emersi episodi di delusione in riferimento ad una specie di
“parificazione” rispetto agli elettori nell’ambito delle scelte elettorali e pre-elettorali
(primarie).
Un punto di partenza importante è rappresentato sicuramente dallo Statuto nazionale
che fin dall’art. 1, comma 2 e, con più precisione, all’art. 2 (in Appendice) richiama il
ruolo fondamentale sia degli iscritti che degli elettori.
Proprio partendo dagli spunti offerti dallo Statuto, appare importante riflettere sul
come valorizzare il ruolo degli iscritti, affinché gli stessi non sentano sminuito
l’importante valore della tesseramento. A questo proposito il dibattito assembleare ha
fornito importanti spunti che possono essere sviluppati per un’ulteriore analisi
all’interno del partito locale ed essere portati anche all’attenzione di quello regionale e
nazionale, tramite i nostri rappresentanti in tali sedi.
Appare necessario, in primo luogo, valorizzare l’ampio spettro di competenze che i
nostri iscritti possono mettere a disposizione per il partito e per fare politica. La
valorizzazione delle competenze passa però per un preliminare, e possibilmente più
attento, monitoraggio delle competenze stesse da compiere in fase di tesseramento e
da mantenere aggiornato con il prezioso supporto dei circoli e dei loro segretari.
Sentendosi chiamati ad intervenire sulle tematiche di propria competenza, gli iscritti
potrebbero avere un maggiore ruolo propulsivo verso gli elettori nell’ambito delle
iniziative organizzate dai circoli e dalle unioni comunali.
Un’altra proposta importante potrebbe essere quella di chiamare gli iscritti (e non gli
elettori) a momenti di consultazione sulle grandi scelte tematiche a livello sia
nazionale sia locale.
Tutto ciò significherebbe ritornare da una democrazia in taluni casi percepita come
“ratificata” a una democrazia realmente “partecipata”, che coinvolga maggiormente
nei processi decisionali la base e i Circoli, evitando l’auto-referenzialità dei gruppi
dirigenti e la formazione della linea politica del Partito nell’ambito delle rappresentanze
istituzionali anziché negli organismi interni.
Un’ultima considerazione a proposito del tesseramento appare però importante: chi
decide di tesserarsi deve essere consapevole di una scelta che non serve ad avere più
diritti rispetto agli elettori.
Chi decide di iscriversi deve essere consapevole che la tessera richiama alla
responsabilità di costruire una società migliore tramite l’azione politica del Partito
Democratico.
Partendo dall’assunto che la crisi del tesseramento all’interno dei gruppi associativi di
qualunque tipo è un dato di fatto nello scenario nazionale, associato alla percezione di
alcuni militanti che vedono nella tessera uno strumento forse superato e destinato ad
un declino inesorabile, si ritiene comunque di dover ancora fare il possibile per
valorizzare lo strumento tessera.

Ciò può essere raggiunto mantenendo aperto il dibattito su come affrontare i bisogni

di una società in forte evoluzione nell’espressione dei suoi valori di solidarietà e
partecipazione.
Lo strumento delle primarie va mantenuto ma anche in parte riformato, tenendo
conto del rapporto fra iscritti ed elettori.
Dopo anni di esperimenti sul campo che hanno visto introdurre “al volo” alcune
modifiche volte a contrastare distorsioni palesi appare opportuno introdurre dei
correttivi, nelle regole e nelle finalità, per renderne inattaccabile l’utilizzo sia sul piano
della legittimità che della esigibilità. In particolare, emerge l’esigenza di chiedersi se,
eccezion fatta, per il segretario nazionale, che per il nostro statuto è anche il
candidato premier, per gli altri ruoli dirigenziali del partito sia davvero necessario
ricorrere allo strumento delle primarie aperte.
Rispetto a quanto stabilito dallo statuto nazionale, si propone dunque un
ripensamento sulla scelta di utilizzo delle primarie aperte per l’elezione del segretario
regionale di partito.
In ogni caso, si dovranno individuare nuovi metodi di partecipazione più trasparenti e
legittimi attraverso l’adozione dell’Anagrafe degli iscritti e dell’Albo degli elettori (come
previsto dallo Statuto nazionale). Una volta registrato, l’elettore potrà votare anche
nelle iniziative successive.

3. Organizzazione, partecipazione
e ruolo dei circoli
Il Partito Democratico è una forza politica che non teme di esprimere leadership forti e
convincenti. Tuttavia, la concezione plebiscitaria della politica non è nel DNA di un
grande Partito partecipato, democratico e rinnovato. La leadership non può esaurire la
funzione di un Partito con il rischio di spingerlo alla frammentazione in comitati
elettorali permanenti, portando all’estremo personalismi e correntismi.
Il correntismo non è un male in quanto tale, ma diventa distruttivo e degenerativo
quando le diverse correnti di idee si tramutano in gruppi organizzati intorno ad alcuni
capi. Quando le correnti diventano fazioni non emerge la qualità, ma la fedeltà a
qualcuno. Il Partito deve considerare come valore aggiunto e positivo quello
dell’esistenza, al proprio interno, di “portatori” di idee differenti contrastando
personalismi disgreganti e distruttivi.
I Circoli rimangono l’ossatura portante dell’organizzazione territoriale del partito pure
in un momento di difficoltà legato sia al proselitismo sia al funzionamento efficace
delle stesse strutture di base sia al tema del calo del volontariato attivo degli iscritti.
Le ragioni delle difficoltà sono molteplici e in gran parte rilevabili nel difficile rapporto
che attualmente la politica sconta nei confronti dei cittadini e in particolare nel bisogno
inderogabile di un recupero di responsabilità e di credibilità dell’azione politica stessa.
I Circoli, nel contempo, devono sentirsi protagonisti perché coinvolti nella discussione
politica nazionale nonché attori importanti per quelle definite a livello territoriale. A tal
fine va rafforzata l’azione dei Circoli volta alla presa in carico dei problemi, alla loro
risoluzione attraverso risposte concrete e dando continuità alla politica locale nel
rapporto con gli iscritti e in generale verso gli elettori del partito stesso.
Adempiere a questo ruolo significa realizzare il massimo sforzo per valorizzare le
competenze presenti nel circolo stesso in modo da recuperare una capacità propositiva
e di elaborazione delle problematiche territoriali.

I Circoli, sempre più, devono assumere la caratteristica di soggetto di collegamento
tra l’amministrazione e i cittadini ma anche essere in grado di sviluppare
autonomamente momenti di discussione su singoli problemi di interesse locale. E’

opportuno sottolineare che i Circoli, in quanto tali, servono anche per ”controllare” in
trasparenza il lavoro dei gruppi dirigenti. I Circoli possono/devono trasformarsi in
punto di ascolto mantenendosi in relazione con gli iscritti e i cittadini sia attraverso
strumenti di comunicazione tradizionali sia utilizzando strumenti informatici più rapidi
e sofisticati.

Di fronte al superamento delle circoscrizioni e al bisogno dei cittadini di trovare un
punto di ascolto va studiato, e sperimentato, un nuovo modello di organizzazione di
“quartiere” che metta in comunicazione i portatori di istanze e i consiglieri eletti.
In un contesto di difficoltà relazionale, il Partito democratico e i suoi Circoli devono
essere capaci, altresì, di confrontarsi con le idee presenti al loro esterno, ossia
movimenti, associazioni, forze del civismo, della legalità, del solidarismo.

Infine, appare di grande rilevanza la scelta di sviluppare un’organizzazione a rete tra i
Circoli stessi con lo scopo di fornire, seppure nella diversità, una risposta condivisa
che sia la più coerente con le politiche territoriali.
I Circoli on-line, potrebbero essere provati attraverso delle sperimentazioni mirate su
materie specifiche / locali anche per verificarne l’interesse e per valutarne l’adesione
e, non ultimo, per ricavarne possibilmente un beneficio nell’allargamento del
radicamento e del proselitismo.
In relazione all’articolazione e al conseguente numero dei Circoli il confronto si è
espresso per far funzionare quelli esistenti; tuttavia è emersa anche una valutazione
di apertura sulle riorganizzazioni/accorpamenti di fronte a problemi specifici di
funzionamento dei Circoli stessi.

Vanno anche rivisti i rituali partecipativi del vecchio partito di massa. Così una
normale assemblea, quale luogo adatto per l’ascolto reciproco, deve e può
trasformarsi, tramite soluzioni creative e innovative di mutuo gradimento in uno
spazio nel quale venga superato lo schema unico della plenaria per dare corso, invece,
a lavori di gruppo avvalendosi, anche, dei nuovi strumenti di comunicazione.
Le modalità descritte sono alcuni esempi del vasto armamentario di un nuovo modo di
partecipare, di decidere e di interagire con le istituzioni che non può restare relegato a
momenti episodici pur simbolicamente importanti ma diventare prassi quotidiana
ordinaria. Ipotizzare, pertanto, una varietà di soluzioni può voler dire mettere in
campo vari modelli da sperimentare e da provare nei Circoli in modo differenziato
puntando alla realizzazione di esperienze diverse tra loro sulle quali poi trarne le
conclusioni dal punto di vista del funzionamento e del risultato ottenuto.

4. Finanziamento e autonomia

Il partito può essere rappresentato come una rete di relazioni che si sviluppano
secondo forme di autonomia territoriale. Il principale nodo di questa rete è l’unione
provinciale con cui di frequente a livello locale si identifica il partito stesso. Questo
partito è una macchina che per funzionare in maniera efficace deve raggiungere una
dimensione minima efficiente in termini di funzioni politico-dirigenziali e
amministrative. Esse rappresentano risorse indispensabili, ma allo stesso tempo pure
costi che devono essere sostenuti. Inoltre, molto spesso si associano le trasformazioni
del contesto in cui si svolge la politica a un imperativo di snellimento, ma in realtà tali
trasformazioni richiederebbero di integrare con tale dimensione minima con nuove

funzioni politico-dirigenziali (resp. comunicazione, resp. foundraising) da affiancare a
quelle tradizionali (segretario, resp. organizzazione, tesoriere).

La rete di relazioni costitutiva del partito, poi, si dipana lungo due direttrici: quella
esterna e quella interno-gerarchica.

Nella sua dimensione interna, la rete di relazioni connette l’unione provinciale agli altri
nodi costituiti dai Circoli, che rappresentano gli essenziali presidi territoriali del partito.
Tali presidi si concretizzano nella presenza di sedi che, di nuovo, rappresentano una
risorsa indispensabile, ma anche un’altra delle principali voci di costo accanto a quelle
delle funzioni politico-dirigenziali e amministrative.

Il tema delle sedi territoriali all’interno di un’ideale configurazione a rete apre la
questione di una mappatura costante e precisa delle relazioni di carattere contrattuale
e immobiliare che legano i circoli e l’unione provinciale tra loro e/o a soggetti terzi (es.
fondazioni). Tale mappatura, quindi, va affiancata e integrata al processo di
rendicontazione economico-finanziaria già avviata secondo gli obiettivi di trasparenza
gestionale dal partito (inteso come unione provinciale) per dare alla rete interna una
maggiore consapevolezza della sua stessa struttura.

Dall’altra parte, la rete-partito è costituita di relazioni esterne multilivello che fanno
riferimento rispettivamente all’unione provinciale in sé e ai singoli Circoli. Una
mappatura delle relazioni esterne da affiancare alla precedente sarebbe utile per
maturare un’adeguata consapevolezza in merito alla capacità di costruire interazioni
con soggetti terzi di diversa natura. Proprio su queste interazioni si possono fondare
nuove forme di finanziamento delle attività politiche.

Si ritiene utile per il momento espungere dal dibattito quelle forme di finanziamento
già normate nel dettaglio a livello nazionale (es. 2 per mille, donazioni liberali) perché
non disponibili per una discussione politica fattiva, come pure quella del finanziamento
pubblico ai partiti, già regolata dal governo Letta fino al 2017 e particolarmente
scivolosa sul piano dell’opportunità politica. Pertanto, le forme di finanziamento su cui
si concentra l’attenzione sono: contributo degli eletti/nominati, feste democratiche,
tesseramento e interazioni con soggetti terzi, individuando nell’unione provinciale il
livello a cui generalmente affidare la raccolta delle risorse, per lo più per questioni
connesse all’efficacia dell’azione economica e alla garanzia della democraticità interna
al partito.

Talvolta non è possibile recuperare il contributo di eletti e nominati, situazione che
per il partito rappresenta un problema di natura tanto finanziaria, quanto politica. Per
rafforzare la capacità di azione politica in questo ambito è utile includere nella
mappatura delle relazioni anche gli elenchi di eletti e nominati e di condividere la
situazione relativa alla loro contribuzione.

Le feste democratiche rappresentano non solo uno strumento di finanziamento, ma
anche un momento di condivisione politica e di costruzione/consolidamento di
relazioni. Tuttavia, i risultati economici conseguiti negli ultimi due o tre anni
suggeriscono come il modello tradizionale delle “grandi” feste democratiche non sia
più efficace sotto il profilo finanziario a causa del notevole investimento iniziale
richiesto e dell’eccessiva esposizione a eventi fortuiti (es. maltempo) che condizionano
i ricavi.
Pertanto, fatti salvi alcuni casi particolarmente significativi sul piano politicoterritoriale,

l’indicazione è di incentivare i Circoli, coerentemente con la loro funzione
di presidio territoriale, all’organizzazione di feste di quartiere che solitamente

permettono di conseguire maggiori utili grazie al fatto di essere più contenute sotto il
profilo temporale e di potersi spesso avvalere di strutture già presenti sul territorio di
riferimento anche in virtù della collaborazione con soggetti politico-associativi che vi
operano.

L’interazione con soggetti terzi può andare oltre l’organizzazione delle feste
democratiche. A livello di unione provinciale può essere utile immaginare di rafforzare
il confronto politico con soggetti economico-finanziari terzi (es. banche, società)
affiancandovi specifici rapporti di natura economica costruiti sulla base di convenzioni.
A livello di Circolo, invece, accanto al contributo economico (indiretto) delle feste
democratiche è possibile immaginare campagne di raccolta di nuovi finanziamenti
affiancando all’interazione con soggetti politico-associativi terzi specifiche proposte
progettuali, formulate con l’obiettivo di estendere il coinvolgimento nell’attività politica
del partito anche a nuovi soggetti.

La dimensione progettuale può rappresentare pure uno strumento per valorizzare il
tesseramento. In questo senso, i Circoli potrebbero immaginare di accompagnare la
proposta di iscrizione annuale al partito a iniziative monografiche incentrate su
specifiche realtà locali di cui condividere gli obiettivi. Di conseguenza, il tesseramento
potrebbe diventare uno strumento più efficace di rendicontazione politica dell’azione
locale, rendendola più autonoma da opinioni generali in merito all’indirizzo e all’azione
del partito nazionale. Inoltre, il tesseramento può essere valorizzato in termini
economici, nel senso dei corrispettivi richiesti al momento dell’iscrizione al partito.
Attualmente il tesseramento è formalmente vincolato a una richiesta minima di 15€
che molto spesso non viene rispettata dai Circoli a fronte di particolari situazioni di
difficoltà economica e indigenza degli iscritti. Ciò generalmente non rappresenta un
problema all’interno dei Circoli, ma non trova riscontri nei meccanismi di trasferimento
delle risorse dal livello dei Circoli a quello nazionale, perché impostati sul criterio dei
15€.
Pertanto, alla luce di un’evidente inefficacia dello strumento del contributo minimo nel
garantire un aumento delle risorse disponibili, sarebbe opportuno ripensare tali
meccanismi slegandoli da parametri fissi per tenere conto della disponibilità
contributiva dell’iscritto.

Un partito pensato come una rete per funzionare in modo efficace necessita di una
diffusa consapevolezza del sistema di relazioni interno ed esterno multilivello, ma
anche di un riscontro politico della dimensione economico-finanziaria. Di conseguenza,
è indispensabile vincolare sempre di più la partecipazione dei Circoli e loro dirigenti
alla vita democratica del partito al rispetto (per quanto reso possibile da specifiche
criticità) degli obiettivi economici e delle previsioni statutario-regolamentari.
APPENDICE: Dallo Statuto del PD

Articolo 2 – (Soggetti fondamentali della vita democratica del Partito)
1. Per «iscritti/iscritte» si intendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché
cittadine e cittadini dell’Unione europea residenti ovvero cittadine e cittadini di altri
Paesi in possesso di permesso di soggiorno, si iscrivono al partito sottoscrivendo il
Manifesto dei valori, il presente Statuto, il Codice etico, e accettando di essere
registrate nell’Anagrafe degli iscritti e delle iscritte oltre che nell’Albo pubblico delle
elettrici e degli elettori.
2. Ai fini del presente Statuto, ove non diversamente indicato, per «elettori/elettrici»
si in-tendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini
dell’Unione europea residenti in Italia, cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di
permesso di soggiorno, iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di
riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di
essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori.
3. Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno diritto di:
• partecipare alla scelta dell’indirizzo politico del partito mediante l’elezione
diretta dei Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale;
• partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito alle
principali ca-riche istituzionali;
• avanzare la propria candidatura a ricoprire incarichi istituzionali;
• prendere parte a Forum tematici;
• votare nei referendum aperti alle elettrici e agli elettori e prendere parte alle
altre forme di consultazione;
• avere accesso alle informazioni su tutti gli aspetti della vita del partito;
• prendere parte alle assemblee dei circoli;
• ricorrere agli organismi di garanzia e riceverne tempestiva risposta qualora si
ritengano violate le norme del presente Statuto, quanto a diritti e doveri loro attribuiti.
5. Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il diritto di:
• partecipare all’elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee ai livelli
territoriali inferiori a quello regionale;
• essere consultati sulla scelta delle candidature del Partito Democratico a
qualsiasi carica istituzionale elettiva;
• votare nei referendum riservati agli iscritti;
• partecipare alla formazione della proposta politica del partito e alla sua
attuazione;
• avere sedi permanenti di confronto e di elaborazione politica;
• essere compiutamente informati ai fini di una partecipazione consapevole alla
vita interna del partito;
• avanzare la propria candidatura per gli organismi dirigenti ai diversi livelli e
sottoscrivere le proposte di candidatura per l’elezione diretta da parte di tutti gli
elettori;
• sottoscrivere le proposte di candidatura a ricoprire incarichi istituzionali.
ricorrere agli organismi di garanzia e riceverne tempestiva risposta qualora si
ritengano violate le norme del presente Statuto.
6. Tutti gli elettori e le elettrici del Partito Democratico hanno il dovere di:
• favorire l’ampliamento dei consensi verso il partito negli ambienti sociali in cui
sono inseriti;
• sostenere lealmente i suoi candidati alle cariche istituzionali ai vari livelli;
• aderire ai gruppi del Partito Democratico nelle assemblee elettive di cui facciano
parte;
• essere coerenti con la dichiarazione sottoscritta al momento della registrazione
nell’Albo.
7. Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il dovere di:

• partecipare attivamente alla vita democratica del partito;
• contribuire al finanziamento del partito versando con regolarità la quota annuale
di iscrizione;
• favorire l’ampliamento delle adesioni al partito e della partecipazione ai
momenti aperti a tutti gli elettori;
• rispettare lo Statuto, le cui violazioni possono dare luogo alle sanzioni previste.